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"Una donna e altri animali" - Brunella Gasperini
Lavatrici dal 13/01/05 ad oggi
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Dalla mia nascita ad oggi ho preso l'aereo... 103 volte

Il Dramma è sempre dietro l’angolo

Stupidi, vi meritate Beyoncé
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6 febbraio 2010
Se piove a dirotto, in tanti paesini, che faranno quei bambini? Per questo cantiamo pensando che loro per tetto hanno solo un coro
Bisogna sempre ricordare che ogni piccolo e apparentemente insignificante avvenimento della nostra vita, o anche quelli che ci passano accanto senza sfiorarci, può essere una gigantesca ed epocale lezione.
Per esempio, sabato sera, davanti a raccapricciante bambino-anziano che canta Ancora (comprensivo di "perché io da quella sera non ho fatto più l'amore senza te") in orribile programma condotto da tronfio obeso per famiglie, ci si illumina capendo che:
- forse non è un proprio un male che l'Italia sia a crescita zero, se è questo che riusciamo a produrre coi nostri semini e i nostri ovetti;
- volendo, quando apparirà su Youtube, le associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali potranno impugnare il filmato e usarlo come prova schiacciante del fatto che spesso anche i genitori eterosessuali possono creare delle aberrazioni;
- forse, però, è il genere umano stesso a essere arrivato alla degenerazione totale e qualunque sia la figura genitoriale, anche la coppia migliore, il risultato sarà sempre pericolosamente tendente verso disgustosi incroci tra nani e ugole ipertrofiche.
Grazie, terrificante bambino con l'apparecchio che canti di una vita sessuale che mai avrai.
 
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23 gennaio 2010
Seems to me now that the dreams we had before are all dead, nothing more than confetti on the floor
Sarebbe molto più utile, nonché meno controproducente, se alla mezzanotte di Capodanno, invece che ululare come degli assatanati e cercare come belve affamate qualcuno del sesso di riferimento da baciare nella speranza che-, dicevo, sarebbe più utile se si venisse guidati a trascorrere questo momento di passaggio in solitudine, in compagnia di un video educativo ed evocativo, sobrio eppure festoso, sognante e al contempo disincantato.
Non ha senso buttarsi come degli invasati nel vortice di un anno nuovo senza essersi allontanati con affetto e distacco da quello vecchio. Ci vuole superiorità per lasciarsi dodici mesi alle spalle e affrontare quelli a venire con sguardo fiero e complice, perché è di cattivo gusto salutare qualcuno che arriva con urla e strepiti e fare il gesto dell'ombrello a chi va via.
Ci si accommiata da qualcuno con una stretta di mano, un abbraccio o un bacio. Niente questioni irrisolte, niente debiti, nessun rancore. Il video di cui sopra viene mandato a mezzanotte del primo gennaio dalla televisione svedese. Non è solo una questione genetica se sono tutti alti, biondi e felici, lì su.
 
 
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20 dicembre 2009
What is this year's festive number one?

Fortunatamente il 2009 sta finendo, manteniamo la calma.
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31 ottobre 2009
This last supper makes you even more beautiful, as if you were created by the master himself 'cause you consist of imploding energy, let me save you from your unbearable hell, hell, hell, hell. From your hell
Al pensiero e
alla successiva vista di orde di genitori+bambini (nel pomeriggio) e di
studenti e ggiovani o presunti tali in generale (la notte) che si riversano per
le strade delle città, tutti intenti a festeggiare il per noi ormai imperituro
rito di Halloween, intabarrati in mantelli da strega o stregone e, ancor più,
coi capi coperti dagli immancabili copricapi da strega o stregone, – perché non
oso pensare cosa i più arditi e stravaganti potrebbero arrivare a concepire
come brillante travestimento per questa frizzante seratona della trasgressione –,
be’, a questo pensiero ci si domanda d’improvviso e con vivo disappunto come
mai quest’anno il Vaticano non abbia ancora esternato contro questa orribile,
qui da noi, festa pagana, che dileggia gli assenti e il loro culto, che mira a sostituire
una festività religiosa con una blasfema a tematica ad essa contigua, che vuole
sradicare questo paese dalle sue origini cristiane e che svuota tutto ciò che è
stato insegnato da anni e anni di visioni di telefilm con puntata speciale
dedicata ad Halloween di ogni fascino e attrattiva per trasformarlo nell’ennesimo
troiaio da sabato pomeriggio in centro. Amen.
E come al solito
Borgo Natìo e la Barbagia,
al di là della loro superficiale connotazione d’arretratezza, si rivelano inverosimilmente
branchée e all’avanguardia, nel loro
festeggiare i defunti col rito del pane e
binu (pane e vino), in cui i bimbini vanno di casa in casa e chiedono “A no
nde dais pane e binu?” (Ci date pane e vino? da dare poi ai morti, ndr) per poi ricevere schifezze varie, residuati
di cioccolatini e caramelle dalle famiglie più sprovvedute (la mia, of course)
e dindini. In alcuni paesi vicini a Borgo Natìo questa tradizione viene
chiamata Su mortu mortu (il morto
morto) o anche Su prugadorieddu (Il purgatorietto),
a sottolineare la spensieratezza del gioco. Divulgo queste informazioni non a
scopo peri-Pro Loco, ma per spingere tutti i devoti di Santa Romana Chiesa che passano
per queste pagine, sicuramente tantissimi, a ricordare all’italiano medio
(maschio, perché qui si parla solo del proprio orticello) che truccarsi
maldestramente da zombie per vivere il brivido dell’oltretomba è superfluo,
quando basterebbe avventarsi contro il primo JSP in transito verso la PAM per fare la spesa della
tristezza (Nutella, una mozzarella low-cost e tonno) e baciarlo avidamente per assicurarsi
di bruciare eternamente tra le fiamme dell’inferno.
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7 ottobre 2009
When I grow up (to be a man)
Caro diario, sapessi cosa mi è proprio successo stasera! Non lo sapessi? Ora te lo racconto proprio in questo momento!
Gnente, tornavamo da seratina in armonia con Bologna e l’universo tutto. Sorprese d’amore (altrui), kebab, McFlurry, regali di compleanno (altrui) da nascondere. Ci sentivamo giovani, belle e spensierate e pensevamo che il mondo ci appartenesse. Siamo rientrati a casa, ci siamo tolti i nostri golfini et giacche all’ultima moda e ci apprestavamo ad attaccarci al computer per cancellare in pochi secondi questi frammenti di socialità quando, con gelida voce di panico Carolona dice: “Gigi, adesso, però, devi venire SUBITO qui…”
Gnente, c’era un pipistrello sulla parete della sala. Non puoi capire le risate, caro diario! Anche niente, volendo.Le fimmine si sono rintanate in cucina e hanno cominciato a strillare come delle disperate, tant’è che una a un certo punto si è sentita in dovere di bloccare l’altra dicendole: “Oh, ebbasta!”.
Gnente, io, che sarei l’uomo, ho preso la scopa e mi sono recato verso il pipistrello facendo lo spavaldo ma non sapendo da dove cominciare. Seguono, per fartela breve, primo colpo a pipistrello assestato male, pipistrello che comincia a volare guidato solo dal proprio panico, fimmine che urlano e ridono, pipistrello che va verso le fimmine che, terrorizzate, si rinchiudono nella loro panic room, Gigi che comincia a prendere bene la mira e colpire pipistrello mentre in volo e a condire i colpi con versi di orrore e disperazione. Poi vorrai sapere che il vicino di casa, che già aveva la reputazione appesa a un filo, si è sentito in dovere di uscire dal suo nido, dare consigli con una certa sicumera, ma, pur sollecitato, non avvicinarsi nemmeno di un millimetro per aiutare. Quando si dice “scavarsi la fossa con le proprie mani”, eh, caro diario? Comunque all’ennesimo colpo pipistrello tramortito cade su stenditoio pieno di panni. Io ho toccato col viso mio duttile tutte le sfumature dello schifo, coinquiline urlavano e stavano per farsi pipì addosso da esilarescion. Poi pipistrello sparisce. Ansia. Lo ritroviamo attaccato a mio asciugamano appena lavato e là arriva mio colpo di genio che spiega che studiare la storia è importante. Come uccidevamo le blatte in Casa Saffo? Col Vetril, bravo, caro diario! Ecco, vista la stazza dell’intruso, si è ritenuto opportuno spruzzargli addosso del LysoForm: pipistrello cade a terra in preda agli spasmi, io lo copro con asciugamano che trascino verso uscita di casa. Poi sfogo paura repressa con forsennati colpi di scopa su asciugamano (e di conseguenza su pipistrello). Adesso arriva la parte più difficile. Bisogna raccogliere asciugamano e supposto cadavere e buttarlo dentro una busta. Tutti danno consigli dai loro bunker atomici, allo stesso modo in cui l’Italia è un paese di allenatori della Nazionale, ma io, caro diario, forte della leadership acquisita, intimo alle fimmine di avvicinarsi e tenermi almeno aperta la busta. Loro, colpite dalla mia risolutezza, si avvicinano e, pavide ma sicure, tengono la busta, io ci butto dentro fu-pipistrello e – devo dire la verità, emettendo qualche verso di ribrezzo di troppo –, vado a buttare ciò che resta del nostro incubo nel cassonetto.
Gnente, non voglio darmi delle arie, ma le fimmine, soprattutto Carolona, sono in visibilio, mi ringraziano, mi dicono che non avrebbero saputo cosa fare senza di me, mi adorano, mi guardano con gli occhi dell’amore e sentono di poter rimanere in casa ad allattare i figli e preparare la cena perché là fuori c’è qualcuno che le protegge. Che esagerate, caro diario! Solo perché ho ucciso una bestiolina cento volte più piccola di noi non vuol dire che sono diventano un macho, vero? Mi sento sempre il semplice ragazzetto di una volta, niente di più, niente di meno. Adesso, però, non offenderti: devo proprio lasciarti perché devo andare a squartare un bue a mani nude per sfogare l’eccesso di testosterone.
Dolci bacetti,
JSP
PS-> Il resto del racconto lo puoi trovare su maski-virili.com, comunque.
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5 ottobre 2009
There's a plane at JFK to fly you back from far away, all those dark and frantic transatlantic miles
Avendo raggiunto, alla tenera età di 2X anni, la mediocre quota di cento voli effettuati all'interno di un'esistenza che oggi, ammettiamolo, appare tutt'altro che spumeggiante, la redazione di Jesuispop decide di cimentarsi in un elenco nostalgico degli aeroporti visitati, cercando di scacciare il plumbeo pensiero che, se continua così – e la crisi e i giovani non hanno speranze e i siti per trovare lavoro sono assolutamente incomprensibili ci credo poi che uno sceglie di andare a fare la commessa part-time da Terranova –, l’unico volo ancora da effettuare sarà quello dalla finestra.
Centovoli:
n Bologna – Borgo Panigale
n Cagliari – Elmas
n Olbia – Costa Smeralda
n Alghero – Fertilia
n Milano – Linate
n Milano – Malpensa
n Bergamo – Orio al Serio
n Pisa – San Giusto
n Firenze – Peretola
n Verona – Villafranca
n Venezia – Mestre
n Roma – Fiumicino
n Reykjavík – Keflavík
n Oslo – Gardermoen
n Bergen –Flesland
n København– Kastrup
n Berlin – Schönefeld
n Frankfurt – Hahn
n Frankfurt am Main
n Madrid – Barajas
n Girona – Costa Brava
n Paris - Roissy
n London – Stanstead
n London – Gatwick
Da ricordare:
n Quell’Olbia – Bologna colpito da un fulmine, da ricordare come i cinque secondi in cui JSP si avvicina alla fede.
n Quel Reykjavík Keflavík – London Stanstead in cui JSP aveva imbarcato una valigia piena di vestiti bagnati perché, in preda ai fumi dell’alcol, aveva deciso di fare una lavatrice cinque ore prima del volo.
n Quel qualsiasi volo Ryanair terminato con un applauso da parte dei proletari volanti che procura a JSP la fortissima sensazione che la democrazia non sia sempre una bella cosa, per non parlare dell’urgenza vitale di viaggiare subito Qatar Airways.
n Quel Cagliari – Milano Malpensa in cui aveva deciso di sfidare la sorte e lasciare scritto il proprio indirizzo mail sul sacchetto per vomito allo steward carino e ridanciano. Che insegnamento ne abbiamo tratto? Il mezzo influisce sul messaggio: non lasciate informazioni d’amore su supporti destinati a riflussi gastrici, o vi ritroverete a chattare su MSN con personaggi che finiscono ogni frase con (francamente fastidiosi) “ihihihih”!
n Quel London Stanstead - Reykjavík Keflavík in cui JSP voleva vivere le tre ore di volo come una transizione metafisica e solitaria verso una nuova vita, transizione, però, inficiata da viaggiatore fricchettone italiano, munito di barba unta e pelle desquamata in via di decomposizione, che lo informa del fatto che i gas caldi provenienti dal sottosuolo dell’Islanda e liberati in alcune parti della città da delle apposite condotte sono ideali per mangiare delle Simmenthal riscaldate in piazza, quando il problema principale del vostro scribacchino preferito era quello di riuscire a capire come si vestissero gli islandesi e perché Iddio, se esiste, lo avesse fatto piccolo e nero rispetto alle algide bellezze sedute intorno a lui.
n Quel volo che avrei dovuto fare mercoledì per andare a Ibiza ma che non farò perché ho la riunione informativa per un part-time di ben 90 (novanta) ore da spalmare su quattro (4) mesi, ma che comunque forse non avrei fatto perché non ho soldi e soprattutto le discoteche in cui dovevamo andare a sballarci e sentirci tamarri mitteleuropei post-adolescenti hanno già fatto il party di chiusura la settimana scorsa. Un successo generale, insomma.
Fly High, Fly JSP Airlines.

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16 settembre 2009
¡Vuelve conmigo a Italia!
In questa nuova unità di Emparando el español con Belén Esteban, la nostra eroina affronta una guerra mediatica, in diretta nel programma ¡Salvame!, con i suoi peggiori nemici, gli avversari televisivi. Accusata di aver sfruttato su niña per avere maggiore esposizione in tv, la più amata dagli spagnoli, affranta e defraudada*, risponde per le rime, tra una lacrima e l'altra, a chi la vorrebbe vittima de la audiencia. Entonces vamos a aprender:
- come simulare il pianto per ben un'ora di trasmissione senza versare una vera lacrima;
- come portare il concetto di 3/4, lanciato in Italia da Lory del Santo, a un altro livello;
- come sembrare la protagonista di un film neo-realista girato da Sandro Meyer e Alfonso Signorini (lei che afferma di poter uccidere per la figlia - quest’ultima dipinta come creatura angelicata mandatale dal cielo per renderla felice -, dialoghi accorati e voce strozzata e, allo stesso tempo, un vestito non esattamente da educanda e tacchi spaziali);
- come fingersi annullata e sconvolta dal dolore davanti alla possibilità di perdere la figlia e poi fissare la telecamera emettendo accuse così mirate da sembrare scritte;
- come avere delle occhiaie terribili, un viso da battona sfatta, un’amica coi capelli decolorati con l’acqua ossigenata di nome Mariví que no ha podudo ser aquí porque en este momento se encuentra en Murcia eppure dare la chiarissima impressione di essere la cosa migliore che la Spagna abbia mai prodotto.
Frasi utili del paragrafo 3:
n “De Fran no voy a decir ni ésta, aunque se me caiga la lengua a trozos de mordérmela!”
(Di Fran non dirò nemmeno tanto così [inserire misura con indice e pollice], anche se mi cadesse la lingua a furia di mordermela!)
n “Ya no soy la ex de Jesulín. Ahora soy Belén Esteban Menéndez. Yo no soy periodista. Soy colaboradora y la voz del pueblo!”
(Ora non sono la ex di Jesulín. Adesso sono Belén Esteban Menéndez. Non sono una giornalista. Sono una collaboratrice e la voce del popolo!”
n “Aurelio Manzano! […] Eres MALA PERSONA. ¿Te queda claro? MALA – PERSONA! […] Y espero que con esto te quedan muy claro muchas cositas, que para defenderme me se defender yo solita.”
(Aurelio Manzano! […] Sei una BRUTTA PERSONA. L’hai capito? UNA BRUTTA – PERSONA! […] E spero che con questo ti siano più chiare alcune cosine, perché sono capace di difendermi da sola.) *¡Cuidado! Esto es un falso amigo; no quiere decir “defraudato”, sino “deluso”.
¡Juega con la lengua!
Entre este grupo de palabras, elige la mas adecuada para describir la foto de Belén:
Sobriedad - Elegancia - Pescadera - Virgen - Basura - Donatella - Princesa - Castidad - Te queremos
¿ ? Miao...
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8 giugno 2009
Whenever I'm down, I call on you my friends, a helping hand you lend in my time of need
In realtà il concerto delle Amiche per l'Abruzzo non ha niente a che vedere con il disastroso terremoto dell'Aquila, e se gli strenui difensori dei valori famigliari e della lotta alla degenerescion fossero più accorti, se ne sarebbero resi conto subito.
Marcella Bella, Carlotta, Raffaella Carrà, Wilma de Angelis, Fiordaliso, Rita Forte (!), Amanda Lear, Milva, Annalisa Minetti, Stefania Orlando (!), Anna Oxa, Paola e Chiara, Donatella Rettore, Spagna, Jo Squillo, Anna Tatangelo, Viola Valentino, Ornella Vanoni, Manuela Villa (!), Iva Zanicchi... Si tratta chiaramente dell'evento più gay della storia dell'umanità, talmente oltro che i concerti di Cher e Madonna a confronto sembrano recite dell'oratorio.
Ma anche
In realtà il concerto delle Amiche per l'Abruzzo non ha niente a che vedere con il disastroso terremoto dell'Aquila, e le forze armate e l'intelligence del nostro paese dovrebbe attivarsi per fermare questo temibile attentato all'ordine pubblico.
Ania, Silvia Aprile, Annalisa Baldi, Antonella Bucci, Barbara Gilbo, Barbara Cola, Senit, Cristina Scabbia (!!!DANGER), Gilda Giuliani, Laura Trent... Si tratta chiaramente dell'evento più elenco telefonico della storia dell'umanità, in cui la nota sovversiva Laura Pausini decide di far cantare persone a caso in un'impeto di socialismo canoro-volemmose bene, semo tutte sorelle della patria, basta con le iniquità, il popolo al potere.
La saggia Mimma dice: "venderei la mia famiglia per esserci!". Come biasimarla? Anche gli abruzzesi e l'Italia tutta avrebbero venduto i propri parenti pur di non sentire quella dissenteria musicale di "Domani 21 Aprile 2009", come se le disgrazie sismiche non fossero state sufficienti. I responsabili e conniventi si scusino per questo orrido gesto provvedendo a sostituire canzone e relativo clip con un backstage di Patty e Donatella che si picchiano a sangue e di Manuela Villa che si fa la tinta nei lavandini di San Siro.
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21 aprile 2009
Forse perché ho visto troppi telefilm e poi pretendo che la mia vita sia così (succede anche a te?)
E così qualche giorno fa è morta Edie Britt.
La redazione di JSP ha assistito solo ieri al suo decesso e ne è uscita sconvolta.
Passi lo sconforto emotivo davanti alla perdita di un caro, e passa, ma quello che rimane è la rabbia, la rabbia di sapere che questa traggedia si sarebbe potuta evitare.
Per esempio proteggendo i cavi elettrici scoperti penzolanti da pali della luce contro cui le macchine di persone che scappano da mariti psicopatici che hanno appena cercato di soffocarle perché il loro piano di uccidere due persone per vendicare morte di altre due è stato appena scoperto e ovviamente sono stati messi di fronte al muro da persone che si trovano letteralmente contro un muro e non possono scappare ma poi si divincolano e scappano, si schiantano, poggiano piede in unica pozzanghera di Wisteria Lane per poi creare circuito elettrico fatale con suddettissimi cavi elettrici penzolanti?
No, cretine, Wisteria Lane è un posto finzionale, così come Edie Britt è un personaggio di finzione.
Nicolette Sheridan e il suo personaggio sono stati silurati perché costavano troppo e di questi tempi, signora mia, nemmeno Mark Cherry riesce a mettere insieme il pranzo con la cena.
Non sentite in bocca l’amaro sapore dell’ingiustizia?
State pensando che altri personaggi, in questa e in altre serie, meritavano morti ben più cruente, ridicole e premature, personaggi che sono riusciti, invece, ad andare avanti stagione dopo stagione, incuranti del fastidio provocato nello spettatore e rubando soldini ai nostri idoli?
Cari lettori, allordunque, anche voi state aspettando che vi arrivi quel quaderno pieno di appunti per la tesi sul mondo dei telefilmi che avete dimenticato, tanto questo lavoro vi sembra importante e vi sta a cuore, in Sardegna durante le vacanze di Pasqua e oggi avete ben poco da fare?
Non importa, continuate con le vostre faccenduole.
Sarò io a dedicarmi alla frettolosa e raffazzonata lista dei personaggi telefilmici più fastidiosi che avrebbero dovuti stare eliminati.
1. Ruthie Camden (7th Heaven) – A volte è piacevole guardare dei telefilm in cui tutto va bene, la morale vince sempre e un’appiccicosa valanga di buonismo sommerge tutti i personaggi e il pubblico a casa. A volte no, se l’armonia, così realistica, viene messa in gioco dal fatto che uno dei personaggi è l’incarnazione di Satana 0-12 e tutti fingono palesemente di non accorgersene. La bambina più saccente della storia, da eliminare a bibbiate in faccia mentre cerca di strappare coccole e sorrisi ai suoi familiari. (Nella foto, Ruthie mentre cerca di trascinare il fratellino negli inferi)
2. Saul Holden (Brothers and Sisters) – È piacevole (=scontato) vedere un personaggio gay in un telefilm. Giova alla causa, rende il pubblico checca partecipe e permette a quelli che non hanno una vita di sognare che un giorno, chissà, l’ammore busserà alla loro porta. Ma Saul Holden è brutto. E indossa giacche troppo grandi per lui. E viene costretto dalla famiglia a fare coming out alla tenera età di moltovecchio. E si intrufola nelle vite degli altri perché lui non ne ha una sua. Eccheccacchio, bastava dirlo e andavo io al posto suo!
3. Justin Walker (Brothers and Sisters) – OK, eri la pecora nera della famiglia, sei stato in guerra, sei ricaduto nel vortice delle droghe e ora tutti ti girano intorno perché sei quello più piccolo e bisognoso di protezione. Però sei noioso. E agisci come un quindicenne idiota (senza l’innegabile fascino che un quindicenne idiota porta con sé). E hai la bocca così piccola che quando parli sembra che stai sputando denti. Inoltre rubi spazio agli altri: tutte le tue scene potrebbero essere rimpiazzate con docce di Tommy.
4. Mike Delfino (Desperate Housewives) – Idraulico, muscoloso, virile. Un carattere maschio a tutto tondo e quindi completamente privo di interesse. Suona in una band coi vicini di casa, indossa camicie di flanella a scacchi, va in campeggio con la fidanzata e l’uomo che lo vuole uccidere e non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di organizzare una cosa a tre. Inutile.
5. Julie Meyer (Desperate Housewives) – Rientra nel filone delle figlie brutte e saccenti, ma ha quel qualcosa in più (guance e mento gonfiati ad aria compressa). È giudiziosa e ha gli occhi a palla ed è sempre pronta a sbarrarli e ad allungare il collo come una tartaruga in segno di disapprovazione nei confronti di qualche sbadataggine della mamma, che, se avesse un po’ di sale in zucca, le infilerebbe dei ferri roventi nelle orbite.
6. La famiglia Humphrey (Gossip Girl) – The piccola Jenny va da sfigata senza arte né parte a ribelle regina del ¡Viva la fashion!® in poche puntate. Confeziona vestiti che sono incroci tra Zara e Vivienne Westwood, ruba il tulle a JSP e cerca penosamente di imitare le t.A.T.u. facendo la lesbica su How soon is now.
The fratello ha le corde vocali al posto dell’intestino crasso e le usa per balbettare (perché è timido e impacciato, in quanto povero in mezzo ai ricchi ecc. ecc.) banalità chiaramente dettategli da the padre, il fratello di Kevin dei Backstreet Boys, che può, però, vantare una corposa credibilità come musicista conferitagli dai braccialetti della fortuna che si affollano numerosi sul suo polso.
E magari si domandano pure perché la mamma li ha lasciati.
7. Ignacio Suarez (Ugly Betty) – In un apoteosi di buonismo e simpatia, quest’uomo dalla chioma che appare costantemente sporca di farina è la goccia che rompe l’equilibrio e le palle. Cerca perennemente di intromettersi nelle vite delle figlie dispensando consigli col cuore in mano (perché viene dall’America Latina, quindi è una persona che pensa ai sentimenti, cioè, capito?) e quintalate di roba fritta (molto diseducativo). Ogni sua azione viene eseguita con intensità melodrammatica, compresi i reiterati tentativi di avere rapporti incestuosi con le figlie, che costringe a rimanere incollate a lui e al suo nido (very Pascoli!) fingendo un attacco de core, proprio mentre la figlia cessa aveva la possibilità di godersi un po’ la vita. ‘Sto stronzo!
8. Eric van der Woodsen (Gossip Girl) – Chiedo venia, ma in questo caso devo ammettere la mia ignoranza: ci deve senz’altro essere una qualche legge che costringe gli ammerigani a inserire in ogni serie TV un personaggio molto brutto della cui sgradevolezza gli altri personaggi non si curano o non si rendono conto(vedi Julie Meyer). Non si spiega altrimenti come mai il giovane Eric non abbia deciso di decapitarsi dopo aver razionalmente constatato di essere l’unico sgorbio in mezzo a un bouquet di capolavori estetici. (Nella foto, principio di strangolamento, gentile tentativo di eutanasia di Chuck Bass nei confronti dello sfortunato fratellastro.)
9. Will Truman (Will&Grace) – Un’offesa contro gli spettatori. Giovane e rampante avvocato ghei, dal fisico piacevole e dai tratti armoniosi decide di spendere tutti i suoi soldi in disgustose magliette a maniche lunghe. E si spinge lo spettatore ad empatizzare con lui, mentre il personaggio di Karen non appare nemmeno nel titolo. Molto Tiziano Ferro nell’avere un sacco di soldi e non utilizzarne nemmeno un centesimo per cambiare look. Un pessimo esempio per tutti.
10. Carrie Bradshaw (Sex and the City) – La madre di tutti i mali. Befana rinsecchita di mezza età viene additata da tutti come esempio di stile e di vita sociale da invidiare. Perennemente dedita a pose, bronci e mossucce, ha trascorso sei stagioni passandosi le mani tra i capelli per farci capire di essere disperata: perché le si era rotto il computer, perché aveva speso tutti i soldi in scarpe e non poteva comprare casa o perché le avevano rubato un paio di Manolo. E le amiche, frivole, a occuparle la testa parlando di tradimenti subiti, tumori e sterilità! È la regina dell’atteggiamento studiato per sembrare spontaneo, impacciato, sexy ed elegante allo stesso tempo. Quindi indisponente fino all'inverosimile, soprattutto considerati i 30 anni per gamba. Ha dato vita nel mondo finzionale a personaggi come questo o questo; nel mondo reale, il che è molto più grave, a greggi di fimmine convinte di essere delle fascinose donne in carriera solo perché gestiscono un negozio di accessori in franchising, il sabato vanno in centro a comprare un vestitino da sgualdrine e a farsi fare una french da sfoggiare davanti a un Cosmopolitan e a qualche ributtante segreto sessuale in qualche sordido locale di Mantova o Foggia. Inoltre Carrie Bradshaw ha le mani tozze. (Nella foto, guardami, guardami, sono al telefono, guardami, sbarro gli occhi con aria sognante, guardami…)
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6 marzo 2009
Tragedie in più battute (So, doctor, doctor, won't you please prescribe me something?)
Personaggi:
JSP (un giovinetto) DOTTORE
La scena si svolge nell'ambulatorio del dottore. Quest'ultimo è stato consigliato a JSP dal coinquilino in virtù della facilità con cui redige certificati di malattia. Un ottimo acquisto per JSP, che stava cercando un medico affidabile e attento. Il giovinetto è vestito in maniera meno cretina del solito, se non fosse per i giganteschi occhiali nuovi, che gli danno quell'aria ricercata e originale à la alternativo da IperCOOP, abbinati a un simpatico taglio di capelli che lo fa sembrare un paggetto deforme (secondo JSP, invece, quello che potrebbe sembrare un errore nel taglio è un astutissimo accorgimento dello scaltro parrucchiere per evitare l'effetto paggetto deforme...mmm, c'è qualcosa che non torna...). In tutto questo, il giovinetto è comunque straconvinto di essere branché e bellissimo, un virgulto yè-yè.
DOTTORE: "Buonasera".
JSP: "Buonasera".
DOTTORE: aprendo sul computer la cartella del paziente "Mi dica."
JSP: cercando di ricordare il terribile problema che l'ha spinto a recarsi dal dottore "Ecco, io ero venuto da lei qualche mese fa perché avevo uno sfogo sotto l'occhio. Mi aveva detto che era un'eczema e mi aveva dato una crema...."
DOTTORE: "Sì, lo leggo qui. Faccia vedere."
JSP: levandosi gli occhiali alla Sandra Mondaini, cominciando a presagire l'inutilità della visita "Ora non ce l'ho."
DOTTORE: "Quindi la crema ha funzionato?"
JSP: "Sì, ma l'eczema torna a fasi alterne. E pensavo che magari potrebbe essere un'intolleranza verso qualcosa. Per esempio, l'ultima volta mi è venuto il giorno dopo che sono uscito e ho bevuto alcolici. E alla mia coinquilina [vorrebbe aggiungere: "Senza il cui parere non vado nemmeno in bagno" ma si trattiene] sembra di ricordare che anche la penultima volta che mi è venuto era il giorno dopo aver bevuto degli alcolici, ma è solo un'idea..."
DOTTORE: "Allora sono gli alcolici, il suo fegato il giorno dopo reagisce ed esce lo sfogo, che rimane finché il fegato non torna alla normalità."
JSP: "Sì, ma le dico, è solo un'idea, non sono nemmeno sicuro che sia..."
DOTTORE: con viso marpione di chi ha capito chi ha davanti "Quanto ha bevuto l'ultima volta?"
JSP: "Ma, poco, normale... tre birre e due cocktail..."
DOTTORE: ridendo "Ma questo non è poco!"
JSP: a metà strada tra il compiaciuto della reputazione da viveur che si sta facendo e il prudente per paura che la situazione gli sfugga di mano "Però, ripeto, è una cosa che abbiamo notato ma di cui non siamo sicuri, magari è qualcosa che ho mangiato...io mangio molto. Non è detto che ogni volta mi esca l'eczema, dopo che bevo."
DOTTORE: esilarescion, sicuramente pregustando il momento in cui racconterà il simpatico aneddoto a casa "Eh, ma mica io le posso prescrivere qualcosa perché lei possa bere senza problemi! Non sarebbe eticamente corretto da parte mia, capisce?"
JSP: mettendo novecento milioni di mani avanti "No no, certo, non voglio questo, è che non sono sicuro che ci sia una corrispondenza tra il bere e l'eczema."
DOTTORE: "Un'allergia non può essere perché non le prude e non c'è edema. Quindi è uno sfogo dato dal fegato, a causa dell'alcol, io ora le prescrivo le analisi del sangue così vediamo se i valori sono a posto, altro non posso fare. Lei capisce, prescriverle qualcosa così che lei possa bere senza ripercussioni sarebbe contro la mia deontologia, ahahah"
JSP: con la reputazione da viveur sotto i piedi, mortificato, ma sempre pronto a peggiorare la situazione, pensando che sia meglio un'orrida figura piuttosto che far sprecare soldi allo stato in analisi inutili "Guardi, oppure possiamo aspettare, tanto io domani esco e sono sicuro di bere, quindi, se l'eczema torna, vengo da lei e mi prescrive le analisi."
DOTTORE: ormai partito per la tangente, parla con un alcolizzato e si diverte "Ma mica lei si deve mettere a bere per fare le prove! Facciamo le analisi. Lei inoltre è giovane, ha un partner fisso? Partner occasionali?"
JSP: che per tre minuti era riuscito a pensare a qualcosa che non fosse l'assenza di un partner fisso nella sua vita, tristemente "No."
DOTTORE: "Occasionali. Allora le prescrivo anche le analisi dell'HIV e dell'epatite, per sicurezza."
JSP: rassegnato, glissando sull'occasionalità, che lui sa significare 'circostanza, situazione particolare', come una cresima o un matrimonio, soprattutto per la frequenza "Va bene."
Segue palpazione del fegato (ironicamente a posto), auscultazione, respiri ampi con la bocca, tossisca, misurazione della pressione.
DOTTORE: "Lei cosa studia?"
JSP: "Semiotica, comunicazione."
DOTTORE: "Ci sono un sacco di lauree e corsi in comunicazione, semeiotica, tecniche persuasive, tutti che si preoccupano di studiare il modo in cui comunichiamo..."
JSP: arguto "Be', finché ci saranno incomprensioni nella comunicazione, ci sarà lavoro per noi esperti del campo."
DOTTORE: divertitissimo "Ahah, è vero!"
JSP: "No, non è vero per due motivi: 1) è inutile che ci siano degli esperti in comunicazione, se voi dottori non ci ascoltate e in due battute ci fate passare per delle sodoma&gomorra alcolizzate; 2) la mia specialissima è in semiotica, io non sono imparato in comunicazione, io dovrei essere esperto in cose inutili e macchinose. E ora si tolga di mezzo, devo andare a comprare del vino alla PAM!"
JSP: stupidostupidostupido "AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH! Grazie, buonasera!"
[Anche se è chiaro che non bisogna sempre vedere le cose dal lato negativo e in caso un giorno un autobus mi travolgesse mentre barcollo ubriaco verso il prossimo rapporto occasionale, sarei sereno, perché il DOTTORE saprebbe a memoria le disposizioni sul mio testamento biologico: "Il giovinetto vuole essere alimentato e tenuto in vita anche a costo di atroci sofferenze. L'unico palliativo che accetta sono le melodie di Negramaro e delle lenzuola di Armani -il signore della moda in compagnia della nipote Roberta- Casa."]
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